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Breve storia della Pizza, patrimonio dell’umanità

di Roberto d'Amato
lunedì 7 Ottobre 2024 · 21:49 · 2 min di lettura
Breve storia della Pizza, patrimonio dell’umanità

Secondo molti studiosi di storia dell’enogastronomia, la storia della Pizza, avrebbe avuto inizio addirittura nel periodo Neolitico. Aldilà di questa ipotesi difficile da dimostrare, sappiamo comunque che nel vicino Oriente, cuocere cereali e macinati sulla pietra rovente, era cosa comune. Saranno gli antichi Egizi, a scoprire il lievito e da lì nasce il pane, che verrà poi sostituito, ai tempi dei Romani, con delle focacce gustose, delle quali esistono ancora le ricette. Con l’arrivo dei Longobardi nel VII secolo d.C. inizia a diffondersi anche nella nostra penisola, un nuovo termine di derivazione tedesca, “Bizzo” o “Bizzen” che possiamo ritenere fosse riferito alla pizza. Verso l’anno 1000 appaiono i primi documenti, riguardanti la pizza, redatti a Penne in Abruzzo e citati dalla Curia Romana, che nel 1300 parla, appunto, dei primi documenti recanti i termini di “Pizis” e “Pissas” nelle zone dell’Abruzzo e del Molise. Nel 1535 il poeta e saggista Benedetto Di Falco, afferma, infine, che la focaccia napoletana, è detta, “Pizza”. La pizza si radicò infatti, come piatto tipico napoletano, sia fra il popolo che tra le famiglie della nobiltà e gli stessi Borbone apprezzavano questo piatto. Il re Ferdinando, se la faceva cuocere nella residenza di Capodimonte. La prima pizza era fatta di bianco, col formaggio al posto della mozzarella, poi con la scoperta dell’America vennero introdotti il pomodoro, il sale, il pepe ed il basilico. Ma il vero battesimo della pizza avvenne con il miglior pizzaiolo della fine dell’800 Raffaele Esposito, che in onore della regina Margherita, in visita a Napoli, preparò una buonissima pizza, che chiamò, appunto Margherita, usando mozzarella, pomodoro, olio ed origano. Da quel momento, la Pizza, si diffuse molto nelle Americhe, nell’Europa dell’Est e persino in Cina, fino ad arrivare il 7 dicembre del 2017 ad essere riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità.

Roberto d’Amato

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